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Surface

La profondità della superficie

 

07-12-2017   20-01-2018

 
La parola superficiale indica nell’accezione comune qualcosa di fatuo, leggero, privo di interiorità, viene utilizzata per dare un giudizio estremamente negativo su una situazione o una persona.
Ma davvero non è importante e intensa la superficie delle cose? La nostra società assegna all’estetica, alla superficie, un’importanza indubbia. Attraverso il colore di un abito, gli accessori, la scelta di un’automobile o della fotografia che pubblichiamo su un social network non stiamo forse esprimendo qualcosa di profondo su noi stessi? Non stiamo tentando di costruire e condividere la nostra identità sociale? Il rapporto tra forma e sostanza diventa dunque una condizione necessaria per comunicare qualcosa; un contenuto può essere da noi percepito e compreso solo attraverso la forma che assume. Dopo le avanguardie del Novecento e l’inizio di questo secolo, parlare di estetica o di bellezza di un’opera d’arte è diventata un’operazione per nostalgici e, appunto, superficiali; è però certo che un contenuto, per quanto valido, se non è sostenuto da una forma adeguata non è riconoscibile. Nelle opere d’arte, soprattutto in quelle bidimensionali, la forma che ci mette in relazione con il contenuto è la superficie. Le superfici delle tele o delle fotografie sono uno spazio di confine sul quale il mondo interno dell’artista e il mondo esterno riescono a relazionarsi, trovando punti d’incontro per dimensioni altrimenti distanti.
Osservando un segno sulla superficie di una tela vediamo il movimento della mano che l’ha lasciato, l’idea che diventa immagine oppure la forma mentis necessaria a stendere una texture ossessiva o uniforme; guardando attraverso l’obiettivo del fotografo riusciamo a sentire il silenzio freddo della neve, il suono degli ambienti desolati di un ufficio vuoto. Veicolando informazioni visive, tattili, olfattive, la superficie stimola la nostra memoria sensoriale e le nostre emozioni, mettendoci quindi in contatto con noi stessi. La mostra, composta da 27 opere tra pittura e fotografia, affronta temi intimi e riflessivi grazie a opere di grande forza evocativa. Benché in maggioranza quasi monocrome, come se luce ed il colore fossero interamente assorbiti dalla superficie, le opere non hanno una narrazione univoca ma consentono ad ognuno di iniziare un proprio personalissimo percorso.
Artisti in mostra: Gabriele Arruzzo, Valentina D'Amaro, Francesco De Grandi, Fulvio Di Piazza, Giovanni Frangi, Daniele Galliano, Federico Guida, Giovanni Manfredini, Davide Nido, Alessandro Papetti, Luca Pignatelli, Pierluigi Pusole, Velasco, Gehard Demetz, Luca Andreoni, Carlo Benvenuto, Botto&Bruno, Paola De Pietri, Gianni Ferrero Merlino, Luisa Lambri, Walter Niedermayr, Francesca Rivetti, Paolo Ventura.
 
Comunicato stampa (pdf)
 
 
 
 

 
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